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Non si parla quasi mai delle cose positive, …

Caro Vergani, non si parla quasi mai delle cose positive, delle iniziative civili, del bene che la gente riesce a fare. Forse, è vero che il giornalismo considera notizie solo quelle cattive: scandali, ammazzamenti, tragedie, errori e manchevolezze di chi ci governa a Roma e nel «condominio» milanese. Questa pagina di lettere si apre, di tanto in tanto, a un grazie, al riconoscimento di qualche consolante realtà. Per caso, ho saputo che compie vent'anni l'associazione Quarto Oggiaro Vivibile. Il che non significherebbe molto, se non fosse che tale associazione ha, senza alcun contributo, trasformato in giardino un'area degradata, meritando un premio di virtù civica istituito da Legambiente, dal Coordinamento dei Comitati Milanesi, dai City Angels, dal vostro Vivimilano , da Assoedilizia e da «Amici di Milano». Ci sono andata, ho visto con i miei occhi e vorrei appunto dire grazie a quelle brave persone.

Mara Andreoli

Il suo grazie va spiegato a chi ci legge. Per farlo, ho parlato con Pino Lopez, presidente dell'Associazione. La storia è questa. C'era a Quarto Oggiaro, lungo via Lessona, un vasto (circa 25 mila metri quadrati) terreno abbandonato al degrado, all'incuria e all'andare e venire di nomadi che ci si accampavano senza che il Comune avesse predisposto un minimo di servizi igienici. Era il 1981. Aumentava l'intolleranza. Si mobilitarono trecento persone. Racconta Lopez: «Eravamo scrittori, impiegati di banca, operai, liberi professionisti. Dalle nostre assemblee non nacquero rivendicazioni e paure xenofobe. Pensammo di rimboccarci le maniche per riqualificare quell'area a verde, per trasformarla in un giardino e restituirla agli abitanti del quartiere. I nomadi si trasferirono in un luogo attrezzato e noi cominciammo il lavoro, varammo "Quarto Oggiaro Vivibile". Oggi, sono 650 le famiglie associate. Ogni cosa è stata realizzata a spese nostre: circa 80 milioni. Ci siamo autotassati». Quel «terrain vague» è stato spianato, dissodato e seminato. Sono stati piantati 300 alberi, è stata approntato l'impianto fognario, sono state portate la luce e l'acqua, sono stati costruiti due campi di calcio, uno di basket e uno di pallavolo, è stato aperto un bar. Palazzo Marino non dà una lira, anzi si fa pagare un affitto. Il giardino è diventato il luogo delle feste di quartiere, dell'aggregazione, della socialità e «coinvolge» tutte le realtà del territorio: parrocchie, centri sociali, centri anziani, scuole e i diciotto ragazzi portatori d'handicap che fanno parte del Centro Socio Educativo di via Aldini e che partecipano alla cura e alla manutenzione del verde. Sarebbe un evento positivo dovunque. Lo è ancora di più a Quarto Oggiaro, periferia difficile, spesso ghettizzata. Anche se non tutto il vandalismo è stato debellato, quel giardino è diventato il volano di un circuito virtuoso, a riprova che, se si fa, si ottiene, che occorre un innesco perché «deflagri» positivamente il potenziale di civismo delle comunità. Dice Pino Lopez: «I risultati delle cose che da vent'anni portiamo avanti sono un formidabile aggregante. La gente del quartiere vede ed è stimolata a partecipare, a impegnarsi. Anche i giovani».

Guido Vergani
© Corriere della Sera - Cronaca di Milano - Martedi' 8 Maggio, 2001


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Per sostenere l'Associazione Quarto Oggiaro Vivibile.
c.c. n. 2777/01 della Banca Popolare di Sondrio
Ag. 8 Milano Codice ABI 5696 Cod. CAB 1607

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E-mail : pino.lopez@tiscalinet.it

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Associazione Quarto Oggiaro Vivibile - Dicono di Noi : dal Corriere Della Sera
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Il suo grazie va spiegato a chi ci legge. Per farlo, ho parlato con Pino Lopez, presidente dell'Associazione. La storia è questa. C'era a Quarto Oggiaro, lungo via Lessona, un vasto (circa 25 mila metri quadrati) terreno abbandonato al degrado, all'incuria e all'andare e venire di nomadi che ci si accampavano senza che il Comune avesse predisposto un minimo di servizi igienici. Era il 1981. Aumentava l'intolleranza. Si mobilitarono trecento persone. Racconta Lopez: «Eravamo scrittori, impiegati di banca, operai, liberi professionisti. Dalle nostre assemblee non nacquero rivendicazioni e paure xenofobe. Pensammo di rimboccarci le maniche per riqualificare quell'area a verde, per trasformarla in un giardino e restituirla agli abitanti del quartiere. I nomadi si trasferirono in un luogo attrezzato e noi cominciammo il lavoro, varammo "Quarto Oggiaro Vivibile". Oggi, sono 650 le famiglie associate. Ogni cosa è stata realizzata a spese nostre: circa 80 milioni. Ci siamo autotassati». Quel «terrain vague» è stato spianato, dissodato e seminato. Sono stati piantati 300 alberi, è stata approntato l'impianto fognario, sono state portate la luce e l'acqua, sono stati costruiti due campi di calcio, uno di basket e uno di pallavolo, è stato aperto un bar. Palazzo Marino non dà una lira, anzi si fa pagare un affitto. Il giardino è diventato il luogo delle feste di quartiere, dell'aggregazione, della socialità e «coinvolge» tutte le realtà del territorio: parrocchie, centri sociali, centri anziani, scuole e i diciotto ragazzi portatori d'handicap che fanno parte del Centro Socio Educativo di via Aldini e che partecipano alla cura e alla manutenzione del verde. Sarebbe un evento positivo dovunque. Lo è ancora di più a Quarto Oggiaro, periferia difficile, spesso ghettizzata. Anche se non tutto il vandalismo è stato debellato, quel giardino è diventato il volano di un circuito virtuoso, a riprova che, se si fa, si ottiene, che occorre un innesco perché «deflagri» positivamente il potenziale di civismo delle comunità. Dice Pino Lopez: «I risultati delle cose che da vent'anni portiamo avanti sono un formidabile aggregante. La gente del quartiere vede ed è stimolata a partecipare, a impegnarsi. Anche i giovani».

Guido Vergani
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